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News

10 FEBBRAIO 2017
Legttimazione del Curatore Fallimentare: le Sezioni Unite del 23 gennaio 2017 (sent. 1641)

 

"Il curatore fallimentare ha legittimazione attiva unitaria, in sede penale come in sede civile, all'esercizio di qualsiasi azione di responsabilità sia ammessa contro gli amministratori di qualsiasi società, anche per i fatti di bancarotta preferenziale commessi mediante pagamenti eseguiti in violazione del pari concorso dei creditori"

Con questo principio di diritto le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno risolto una questione nota agli addetti ai lavori circa la legittimazione del curatore fallimentare a chiedere il risarcimento del danno subito dalla massa dei creditori anche nel caso in cui si possa parlare di pagamento preferenziale da parte della società fallita e in sede penale gli imputati di bancarotta abbiano optato per il c.d. patteggiamento.

Infatti, in caso di patteggiamento, la posizione della parte civile (ovvero del curatore fallimentare costituito per il risarcimento dei danni subiti dalla massa) non viene decisa dal giudice.

La Corte di Appello di Milano aveva infatti escluso la legittimazione del curatore in sede civile, ritenendo che non vi fosse alcuna lesione della par condicio creditorum in relazione al pagamento preferenziale da parte della società fallita, essendo semmai legittimati i singoli creditori, perchè lese le singole posizioni soggettive individuali. Infatti per la Corte meneghina la massa creditoria (difesa dal curatore) manterrebbe la medesima consistenza anche in caso di pagamento preferenziale, perchè trattatsi di operazione considerata "neutra" per il patrimonio sociale: a fronte di una diminuzione dell'attivo, si avrebbe una esatta diminuzione uguale del passivo conseguente all'estinzione del debito (preferito).

Tale assunto viene definito dalle Sezioni Unite "palesemente erroneo" perchè ogni pagamento preferenziale, in una situazione di grave dissesto, può comportare una riduzione del patrimonio sociale in misura anche di molto superiore a quella che si determinerebbe nel rispetto della par condicio.

 

 

 


06 FEBBRAIO 2017
Agevolazioni neo imprese under 40: la circolare 5415 del 20 gennaio 2017 del MISE

Alleghiamo una importante circolare del direttore generale per gli incentivi alle imprese dello scorso 20 gennaio 2017.

Lo Studio sempre a fianco dell'imprenditoria giovanile e delle moderne strutture organizzate.

A presto lo sviluppo di due importantissimi progetti in merito.

State collegati.


pdfCircolare_20_01_2017_n.5415_nuova imprenditorialità_incentivi.pdf

24 GENNAIO 2017
Diritto all'Oblio: se il caso giudiziario è grave o di particolare importanza

Nella consuenta newsletter di dicembre il Garante della Privacy, interrogato sul possibile effetto del Diritto all'Oblio nel caso della diffusione di dati personali relativi a casi giudiziari gravi, si sofferma su tale aspetto "patologico" e sottolinea che "non si può invocare il diritto all'oblio per vicende giudiziarie di particolare gravità e il cui iter processuale si è concluso da poco tempo".

L'Autorità italiana, nell'uniformarsi alle linee guida dei Garanti Europei, ha rilevato che sebbene il trascorrere del tempo sia una delle componenti fondamentali del diritto all'oblio, tale elemento incontra un limite nel caso in cui si intenda rimuovere informazioni relative a reati c.d. gravi o gravissimi, tali da destare un intenso e diffuso allarme sociale.

In particolare, nei reati contro la Pubblica Amministrazione o nei gravi reati contro la persona, assume particolare rilievo, per il Garante, l'aspetto sociale del reato stesso, che deve rimanere quindi impresso nelle pagine web, quasi a perenne monito.

Non si può concludere lasciando una domanda nel lettore: è più importante il diritto di cronaca e di critica o il diritto di essere eliminati dalle pagine web?

E se poi gli imputati, all'esito della prosecuzione del giudizio di primo grado, siano considerati innocenti?

Forse siamo ancora, come già più volte sottolineato, agli albori del Diritto all'Oblio, come effettivamente inteso dal legislatore. 


16 GENNAIO 2017
Società per Azioni: sponsorizzare una Start Up conviene

La relazione illustrativa all'ultima legge di bilancio contiene uno stimolo al mercato italiano dei capitali che se effettivamente sfruttato potrebbe portare un immediato, certo, beneficio alle società quotate e, di riflesso, alle Start Up. Purchè queste ultime siano partecipate almeno per il 20%.

Le società quotate avranno quindi la possibilità di acquisire le c.d. perdite fiscali di esercizio di una Start Up  e utilizzarle in diminuzione del reddito complessivo dei periodi di imposta successivi entro il imite del reddito imponibile e per l'intero importo.

La cessione avviene mediante la normale notifica all'ufficio delle entrate o al centro di servizio presso il quale è stata presentata l'ultima dichiarazione dei redditi del cedente, nonchè al concessionario del servizio di riscossione.

La S.p.a. che utilizza la perdita in diminuzione, non lo farà di certo gratuitamente: è previsto espressamente che tale vantaggio sarà conseguibile solo dietro idonea remunerazione del vantaggio fiscale ottenuto. Tali somme percepite o versate tra le società non concorrerano alla formazione del c.d. reddito imponibile.

Questa formula, che lo Studio ha deciso di condividere con gli internauti lettori delle nostre news, è già stato proposto ad alcune realtà imprenditoriale bresciane, riscuotendo una buona dose di ottimismo, soprattutto nelle Start Up innovative che hanno deciso di aderire a questo progetto ed hanno optato per una "sponsorizzazione" nuova e certamente efficace.

 


13 GENNAIO 2017
Una sentenza che fa discutere: Corte di Cassazione n. 25201 del 7 dicembre 2016

Se ne parla in tutte le salse, si leggono articoli analitici sulle riviste di settore e si leggono pezzi giornalistici con toni catastrofici (o altri che enfatizzano e propugnano la rinascita del "made in Italy").

La sentenza della Corte di Cassazione che agita gli interpreti (tutti, nessuno escluso) è la n. 25201 del 7 dicembre scorso, nella quale gli ermellini prendevano una secca posizione sulla liceità del licenziamento giustificato dall'esigenza della ristrutturazione aziendale.

Sul punto, per noi addetti ai lavori che siimbattono quotidianamente sulla giurisprudenza di merito (e quindi sulle sentenze delle singole Sezioni dedicate al Diritto del Lavoro di ogni Tribunale italiano), la questione non desta tutto questo scalpore. E non riesce nemmeno a far riflettere l'affermazione, letta su qualche quotidiano nazionale, che l'unico motivo giustificativo di un licenziamento per giustificato motivo oggettivo fosse riferibile alla "grave crisi d'impresa".

Sembra invece che si sia portata all'attenzione del grande pubblico, con una sentenza di legittimità, una problematica che i giuslavoristi aveva già sollevato tempo addietro. Nulla di nuovo, se non per un aspetto: la sentenza svincola il licenziamento alla "grave crisi" ma rende valido il licenziamento per "riorganizzazione aziendale" e quindi apre l'orizzonte alla volontà dell'imprenditore di non licenziare perchè costretto (da una crisi aziendale), bensì perchè il suo criterio di gestione aziendale (ovviamente indirizzato alla massimizzazione del profitto) ha portato ad una soppressione di mansione, a un ridimensionamento dell'organico aziendale o all'esternalizzazione della mansione.

Nulla di più ovvio, per alcuni Tribunali, già oggi (e ne ha esperienza diretta chi scrive).

Vedremo ora come verrà utilizzata e recepita dalle singole corti italiane.